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L’Italia dei primi italiani. Ritratto di una nazione appena nata.

Sono stato al castello di Novara alla mostra L’Italia dei primi italiani. Ritratto di una nazione appena nata.

La mostra raccoglie circa 80 dipinti che raccontano la vita degli italiani negli anni dall’unità d’Italia fino ai primi anni del ‘900. Visitandola si ha la sensazione di viaggiare per l’Italia, dai paesaggi rurali alle città, fino dentro alle case e nei luoghi pubblici, incontrando le persone che la abitano.

Le prime sale sono quelle che mi hanno affascinato di più, per la mia predilezione per i paesaggi. Quadri enormi, molti in formato orizzontale, quasi cinematografico, ritraggono strade di campagna, passeggiate in montagna, la neve, i bagni al mare e le coste rocciose della Liguria e dei dintorni di Napoli. Metto qui alcune foto, ma vanno assolutamente visti dal vivo.

Sono quadri luminosi e piacevoli da ammirare, sono rimasto molto tempo ad osservare le singole pennellate e i metodi usati da De Nittis, Dell’Orto, Tommasi, Santoro per dare la sensazione di atmosfera e di presenza dei paesaggi che hanno ritratto.

Lo stile dei divisionisti, ma specialmente quello dei macchiaioli e dei naturalisti è per me un grande stimolo ogni volta che sono davanti alle loro opere. Ho notato che, forse complice il fatto che i dipinti sono relativamente recenti, i colori che utilizzano sono ancora molto luminosi, puliti. Molto simili ai lavori di artisti contemporanei che ammiro e a cui tento di avvicinarmi con le mie modeste capacità.

Come dicevo la mostra non si occupa solo dei paesaggi rurali, presto ci si sposta nelle città e nelle case delle persone. C’è un enorme dipinto di Torino di Marco Calderini, imponente e rigoroso. Persone in Piazza Navona a Roma dipinte con vivacità da Pio Joris nell’atto di chiacchierare, riposarsi, accudire i bambini. E le pennellate veloci di Filippo Carcano che raffigura Milano.

Questo però è ancora un paesaggio rurale

Dato che dipingo, osservo con attenzione pennellate e tecniche. Ho notato l’uso dei colori ad olio in un dipinto di Venezia di Guglielmo Ciardi. Mentre le facciate delle case al sole sono dipinte con pennellate spesse e materiche, le parti in ombra del dipinto mostrano sostanzialmente la tela con un leggero strato trasparente di fondo marrone. Anche quando dipingo con le gouache ho scoperto che mi conviene utilizzare i colori scuri in modo trasparente, per evitare che il bianco li renda lattiginosi. Ma guardando quel quadro ho capito quanto ci si possa spingere con questa tecnica per non appesantire il dipinto.

C’è poi una sezione dedicata al lavoro e alla prostituzione minorile, con in particolare due dipinti di Angelo Morbelli, uno dei pochi a trattare il tema in pittura. Raffigurano due ragazzine a letto, con lo sguardo perso nel vuoto. Una affetta da sifilide, l’altra in apparenza sana, ma forse proprio per quello ancora più disturbante.

Ma poi si passa alla vita mondana della borghesia, ai salotti, di cui in particolare mi è piaciuto Sussurri di Pompeo Mariano per la dinamicità e l’uso del colore per dare movimento alla stanza.

Infine una sezione dedicata alla vita moderna. Mi hanno colpito i dipinti che trattano l’aspetto civico della società: la scuola, il tribunale e uno quasi commovente dopo aver vissuto l’ondata di antivaccinismo che racconta proprio l’avvento delle vaccinazioni di massa anche nelle campagne, e che riguardavano tutti i ceti sociali.

Di grande impatto per me è stato Alle Cucine economiche di Porta Nuova, di Attilio Pusterla. Una massa di lavoratori precari, senza volto o identità, quasi caricaturali che si affanna a mangiare nelle lunghe tavolate di questo luogo che forniva pasti a buono mercato.

C’è tempo per visitare la mostra fino al 6 aprile 2026. Con ottima audioguida inclusa da sentire da telefono, consiglio di portare gli auricolari.

La mostra è organizzata da METS Percorsi d’arte, Comune di Novara, Castello di Novara.

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