È arrivata la primavera, e per chi fa tanta pittura en Plein Air inizia la stagione perfetta per uscire dallo studio e andare a dipingere all’aperto.
Di solito è un’attività che faccio da solo, ma ho sempre sognato di trovare qualcuno con cui condividere questi momenti di pittura. Finalmente sabato 4 aprile è successo. Siamo riusciti a organizzare un’uscita di pittura di gruppo. Un’intera giornata a dipingere nel Parco del Ticino vicino a Magenta.
Eravamo in sei: io (gouache), Valeria Andreis e Giuseppe Gallace (olio), Simone Trotta, Giovanni Di Blasi, Giulia Riva (acquerello).
Queste sono un po’ di foto della giornata, un’esperienza per me quasi surreale vedere così tante persone dipingere insieme en Plein Air!





Una giornata molto riuscita, grazie anche al fatto che l’organizzazione era molto blanda. Solo il luogo, l’ora e poi ognuno era libero di fare come voleva. Spero che riusciremo a incontrarci presto di nuovo!
Chiacchierando si diceva che dipingendo en plein air succede di non essere necessariamente soddisfatti del risultato che si ottiene, ma che il solo fatto di uscire a dipingere è un successo.
Si trova ispirazione in modo diverso e si porta comunque a casa qualcosa: una tecnica di pennellata, appunti visivi su certi colori o effetti di luce. In questo caso anche l’esperienza di gruppo e l’ispirazione reciproca (e vedersi reciprocamente in difficoltà!)
Sono un po’ arrugginito con le gouache, i colori a olio mi hanno viziato, ma sono riuscito a fare un dipinto del paesaggio in mattinata, mentre nel pomeriggio ho fatto uno studio di due rami nell’acqua e il loro riflesso nell’acqua bassa vicino alla riva.



Easter what you want
Domenica invece era Pasqua e come stanno facendo gli astronauti di Artemis II, ho sfruttato la fionda gravitazionale per continuare a dipingere durante un picnic in collina in Oltrepò.

Invece delle gouache ho usato i colori ad olio. Ho messo in pratica un po’ delle tecniche che ho imparato da Marc Dalessio: dipingere in controluce così la luce non cambia direzione troppo velocemente e comprimere le tonalità. Questo il risultato di un’ora e mezza circa di lavoro.

È una bella sensazione quando finalmente teoria e pratica ingranano e pian piano la mano riesce a seguire quello che le dice il cervello. Non è scontato né banale che succeda, e serve allenamento, come in ogni faccenda.
Un conto è sapere come si fa il salto con l’asta, tutta un’altra storia è far capire al corpo come lo deve eseguire. Dipingere è uguale, ma ci si fa meno male.
Ecco due foto di me all’opera.


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