Ho la fortuna di viaggiare spesso con persone che soffrono il mal d’auto. Non sembra una gran fortuna, certo, ma le persone con cinetosi preferiscono guidare e quindi mi ritrovo sempre a fare il passeggero.
Per chi è un disegnatore come me, un viaggio in auto da passeggero è un’opportunità per prendere quaderno e matita e raccogliere fugaci appunti disegnati del paesaggio che appare, sfreccia e sparisce.
Ma prima di iniziare, mettiamo un po’ di musica, la stessa che avevo anche io in questo viaggio.
Dall’autostrada verso Nizza
I primi appunti arrivano dalla A10, verso Ventimiglia e il confine francese. Il paesaggio scorre davvero in fretta dall’auto in corsa, e specialmente in questa autostrada tortuosa c’è tempo 15-20 secondi prima che uno scorcio svanisca.
Case, dirupi, colline. Osservare, memorizzare, tracciare sul foglio.

Non c’è tempo di prendere misure, proporzioni. Come in una posa di 30 secondi durante una sessione di disegno dal vero con modelli non è importante la precisione, ma il segno essenziale.

E a volte c’è solo il tepo di buttare giù due righe.

Arrivo a Nizza
Compenso la frenesia degli schizzi dall’autostrada con un dipinto molto più rilassato dalla spiaggia sotto alla Promenade des Anglais. Il soggetto è la torre dell’hotel Negresco. È così distante che non vedo nemmeno la scritta sulla cupola, ma forse meglio così, perchè mi sarei concentrato sui dettagli invece che osservare la luce del sole invernale.



La giornata continua, con nuove esplorazioni in cui i piedi camminano e le mani disegnano. Pochi minuti, una pausa per riposarsi sono sufficienti per tracciare qualche segno e riempire le pagine di altre impressioni.

Dopo aver riempito molte pagine di oggetti inanimati c’è posto per dei disegni più intimi. Da una serata in un piccolo bar di musica Jazz dal vivo il quaderno si arricchisce dei ritratti del pianista e della cantante, che è anche la titolare del locale. Serve da bere e da mangiare con cura, ma si vede che il locale è solo un pretesto per sfogare il suo amore per la musica. Parliamo in inglese, l’aiuto a configurare il pos per far pagare un cliente.
Alla seconda birra scopriamo che ha vissuto per anni in Italia. Parliamo in italiano, poi di nuovo in inglese per coinvolgere il pianista che però e francese, ma parla un po’ di italiano. E anche di inglese. Ma alla fine lui ci parla in fracese, noi rispondiamo in italiano. Capiamo la metà di quello che diciamo, ma la musica era veramente ottima.

Il museo dell’arte naïf, il turbamento e gli scogli
Visitare un museo di arte naïf sembra innocuo e divertente. Vi assicuro che per un artista autodidatta senza formazione accademica formale non lo è per nulla. Tutti gli errori e le ingenuità che rendono l’arte naïf così riconoscibile e gradevole nella sua espressività suscitano invece in me il turbamento di non capire del tutto che direzione prende il mio percorso artistico. I pittori naïf dipingevano per loro piacere personale, da autodidatti e quasi sempre nella vita erano lavoratori a tempo pieno.

Rientro in tutte queste tre categorie, eppure non mi ritrovo nella definizione di questo tipo di arte. Un tema che dovrò approfondire, ma non in questo articolo.
Ad ogni modo la tensione si è mostrata subito dopo la visita. Di nuovo sulla spiaggia non sapevo più cosa dipingere. Ho abbozzato qualche tentativo e ho ripiegato su un paio di scogli. Non un grande risultato, ma i pittori naïf mi avevano terrorizzato con la loro stupenda spontaneità a cui però non ambisco.

Fuga
Salendo in macchina metto via i pennelli e riprendo in mano taccuino e matite. Il mondo riprende a scorrere veloce e io cerco di arraffare quello che riesco.

A volte mi chiedo come sarebbe un taccuino su cui qualcuno riuscisse a disegnare ogni chilometro percorso. Io ho solo scorci, qualche chiesa e case di villaggi che spuntano dagli alberi e i giochi delle ombre sulle montagne.

Un ultimo schizzo prima che cali il sole, poi si chiude il quaderno e la notte ci ingoia fino a casa.

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